Hashtag e comunicazione

di 

Emma

, 03-12-2015

hashtag e comunicazione


Oggi vorrei parlare dei famigerati hashtag, che, insieme ad altri mutamenti più o meno rapidi, stanno contribuendo all’evoluzione del nostro modo di comunicare. Gli hashtag sono nati come strumenti di Twitter per categorizzare e mettere ordine tra i diversi argomenti, perché trasformano ogni parola o gruppo di parole in un link che si può cercare e grazie al quale si possono trovare temi interessanti; grazie ad essi, si può inoltre accedere a discussioni basate sull’oggetto della ricerca in questione. Tutto questo in tempo reale. 


Dal 2007, anno di nascita del concetto di “hashtag”, ad oggi, il loro utilizzo si è diffuso a molte piattaforme sociali e ha dato luogo a polemiche riguardo alla loro utilità e influenza sulla comunicazione; dalla politica all’intrattenimento, sono sempre di più le persone e i brand che sfruttano (non sempre al meglio) il potere virale del cancelletto. Come per tutti gli strumenti, anche per gli hashtag vale la regola del buon senso, che va a braccetto con l’efficacia. 
Come sostiene anche Kimberlee Morrison in un suo recente post, «gli hashtag si sono evoluti al di là di una semplice classificazione online e sono diventati un linguaggio vero e proprio. Ad ora, l’utilizzo più efficace dell’hashtag si manifesta nell’organizzazione che permette di raggiungere online, grazie al monitoraggio e alla partecipazione alle discussioni sui social media» [traduzione mia].


Come qualsiasi linguaggio, anche gli hashtag devono seguire alcune regole d’uso, che possono mutare a seconda del contesto in cui i cancelletti trovano impiego. Nel caso di un brand, gli hashtag possono rivelarsi una carta sorprendente, se ben giocata. Questo presuppone una pianificazione, una strategia, e poche, semplici direttive, che potranno aiutare l’azienda a non cadere in errori pericolosi per la propria credibilità.


  • In primo luogo, bisogna sempre tener conto del canale in cui si desidera veicolare il messaggio; è vero che la maggior parte delle piattaforme sociali consente l’uso degli hashtag, ma l’effetto del cancelletto non sarà il medesimo su tutti i canali social. Su Facebook, ad esempio, la ricerca per hashtag darà come risultati solo post pubblici e post di amici. Mentre su Twitter è consigliabile limitare il numero di hashtag a due o, al massimo, tre per tweet, su Instagram, invece, è possibile pubblicare foto che contengono fino a trenta hashtag


  • In seconda battuta, si potrà sfruttare il potere degli hashtag per promuovere una campagna pubblicitaria, integrando online e offline; sarà importante non commettere errori nell’inserimento di hashtag all’interno del materiale pubblicitario offline (come, ad esempio, volantini, pubblicità e gadget). 


  • È,inoltre, fondamentale per il successo di un’iniziativa di promozione, creare coinvolgimento nelle comunità virtuali dei fan sui canali social, che fondano la loro esistenza -ed efficacia- sul potere della conversazione. Creare dialogo e stimolare il confronto sono le basi di una buona tattica di fidelizzazione e possono generare contenuti che pubblicizzeranno indirettamente il marchio. Un hashtag potrà diventare virale proprio grazie ad una fanbase attiva e partecipativa, che quindi ripone massima fiducia nel brand


All’opposto, non dovremo aspettarci che siano gli hashtag a fare tutto il lavoro. Senza una buona idea di base, non si otterranno risultati anche utilizzando cancelletti qui e là. Lasciamo poi spazio al dialogo tra utenti e brand, e noteremo che le persone collegheranno spontaneamente l’hashtag al nome dell’azienda. Osserviamo sempre il contesto in cui vogliamo introdurre il nostro messaggio: non possiamo inserirci a forza in una discussione che non ci riguarda, usando gli hashtag per fare spam. Ricordiamo anche che non è la quantità, ma sono la semplicità, la brevità e la moderazione che permetteranno al nostro messaggio di vincere. 


Immediatezza, tempestività e sintesi sono ottime qualità per una campagna pubblicitaria online, ma, anche grazie agli hashtag, stanno assumendo la forma di pretesa comunicativa nella vita di tutti i giorni. Questa perenne fretta, che si trasforma presto in richiesta di attenzione, di riconoscimento, di gratificazione immediata, è indicativa di un nuovo modo non solo di comunicare, ma, a monte dell’aspetto comunicativo, di sentire e, di conseguenza, di pensare.


Se su Twitter, dobbiamo sottostare al limite dei 140 caratteri, è bene tenere a mente che nella vita reale questo limite non esiste. E sforare, a volte, porta in luoghi inaspettati e sorprendenti.


[Photo credit: Pixabay]