Burnout digitale: se lo conosci, lo eviti?

di 

Emma

, 08-06-2016

burnout


La sindrome da burnout non è nuova, ma relativamente nuova è la causa che scatena il burnout digitale, quello derivato dal sovraccarico di informazioni, compiti e scadenze che caratterizza molte professioni legate al mondo del web.

Ma che cos’è il burnout?

Secondo la definizione che ne viene data sul sito di psicologia del lavoro


il burnout è generalmente definito come una sindrome di esaurimento emotivo, di depersonalizzazione e derealizzazione personale, che può manifestarsi in tutte quelle professioni con implicazioni relazionali molto accentuate (possiamo considerarlo come un tipo di stress lavorativo). Generalmente nasce da un deterioramento che influenza valori, dignità, spirito e volontà delle persone colpite. È una malattia in costante e graduale aumento tra i lavoratori dei paesi occidentalizzati a tecnologia avanzata, ciò non significa che qualcosa non funziona più nelle persone, bensì che si sono verificati cambiamenti sostanziali e significativi sia nei posti di lavoro sia nel modo in cui si lavora.


Il burnout si verifica a più livelli, lavorativo, emozionale e adattivo, corrodendo le nostre capacità e la nostra efficienza. Esauriti, scarichi e stanchi, quello che prima ci appassionava diventa fastidioso e pesante; siamo demotivati, assumiamo atteggiamenti di forzata indifferenza, nell’inutile tentativo di proteggere il nostro equilibrio, ormai sfaldato. La nostra fiducia in noi stessi scivola via, facendoci perdere anche le ultime speranze di uscire da questa situazione. 


Si tratta di un problema ogni giorno più comune: se prima della diffusione capillare della tecnologia, il burnout era legato soprattutto alle professioni d’aiuto, ora è vincolato principalmente alla nostra condizione “always on”: siamo sempre connessi, sempre raggiungibili, sempre più esposti al burnout digitale.

Siamo ora costretti a vivere in due universi paralleli. Uno è il regno fisico nel quale siamo via via meno presenti, e il secondo è il mondo virtuale dove spendiamo la maggior parte del nostro tempo.


Sintomi del burnout digitale sono:

  • problemi legati al sonno

  • incapacità di rimanere concentrati

  • eccessivo utilizzo di device tecnologici quali pc, tablet e smartphone

Christina Maslach e Michael Leiter, psicologi che hanno effettuato diversi studi riguardanti questo fenomeno, hanno individuato nel disallineamento tra la natura del lavoro e la natura dell’individuo che lo svolge la frattura da cui può con maggior probabilità emergere la sindrome da burnout.


Come spesso accade, la crisi si manifesta nel contrasto, in questo caso, tra noi e quello che facciamo. Sono certa che ciascuno di noi abbia provato in un qualche ambito della propria vita questa sensazione di squilibrio. E non è di certo gradevole: sembra di stare con i piedi sopra un tappetino di uova pronte a spaccarsi ad ogni minimo movimento.

È centrale perciò non arrivare al punto di rottura: la prevenzione prima di tutto!


Amare il proprio lavoro non è sufficiente, occorre crearsi un ambiente ordinato e piacevole, avere obiettivi e compiti chiari, comunicare, riconoscere eventuali sintomi che potrebbero provocare una crisi e risolverli, staccare, dedicarsi a sé stessi, prendersi il proprio tempo.

“Non ho tempo”, penserai. Il tempo lo dobbiamo trovare, invece. Tempo per noi, per coltivare le nostre passioni, per dedicarci alla cura di noi stessi, per fare attività che ci gratifichino.

Creiamo le condizioni per non essere colpiti da questo disturbo, sia in ambito personale che lavorativo. Quando cominciamo a sentire gli ovetti che scricchiolano sotto i nostri piedi, cosa possiamo fare?

A livello personale

  • creare e mantenere abitudini sane: dormire a sufficienza, seguire una dieta bilanciata e praticare sport quotidianamente sono ottimi punti di partenza per essere energici, quindi più positivi e propositivi

  • socializzare: coltivare le nostre amicizie, incontrare la nostra famiglia e dedicare tempo al nostro partner sono dei veri toccasana quando ci sentiamo demotivati e insofferenti

  • dedicare tempo a noi stessi: e noi? Chi si prende cura di noi, se non siamo per primi noi a farlo? Ritagliamoci del tempo per noi stessi, per coccolarci e gratificarci; la comprensione è fondamentale per ridurre lo stress e l'ansia da prestazione

A livello lavorativo

  • dedicarsi alla propria rete: coltiviamo i nostri interessi e le nostre competenze con persone che li condividono. Io, ad esempio, faccio orgogliosamente parte di #adotta1blogger, un gruppo basato proprio sui principi della condivisione di conoscenze e risorse, che vede nella diversità un valore e non un ostacolo. Uno spazio dove discutere, confrontarsi e trarre sempre una potente ispirazione

  • rimanere curiosi: come sosteneva il buon Steve Jobs, “stay hungry, stay foolish”. Continuiamo ad aggiornarci, a studiare; ricordiamo di non perdere mai lo stupore e la curiosità verso ciò che non conosciamo

  • creare una routine appagante: costruiamoci un rituale che ci piaccia ripetere; questo, potrà aiutarci a migliorare la nostra produttività, instaurando un circolo virtuoso, di cui noi diventeremo il fulcro.




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