Social media e scrittura

di 

Emma

, 12-11-2015

social media e codici linguistici


A grande richiesta, riprendo oggi l’interessante argomento affrontato nel mio precedente post, vale a dire (per citarmi) «come i social network stanno modificando il nostro modo di parlare e, di conseguenza, di pensare», una tematica tanto affascinante quanto sconfinata. 


Come giustamente sostiene Jon Reed in un suo post per il blog di Oxford Dictionaries, «le parole che ci circondano quotidianamente influenzano le parole che usiamo» e questo dipende senza dubbio dal nostro abituale utilizzo di dispositivi tecnologici, quali smartphone, tablet e desktop computer e dalla stretta relazione che si crea tra la nostra necessità di comunicare e i mezzi che abbiamo a disposizione per farlo nel modo più rapido e più ampio possibile.  


La commistione di tali fattori fa sì che il linguaggio si evolva e si rinnovi costantemente, in una fluida combinazione di forme comunicative differenti e, talora, in apparente opposizione: linguaggio informale, comunicazione privata e vastità del pubblico (anche se soltanto potenziale) sono gli ingranaggi che permettono ai social media di farsi motore del veloce ed incessante mutamento del nostro codice linguistico.
I termini stessi sono oggetto di utilizzi innovativi, quando non vengono addirittura coniati per identificare concetti nati insieme alla diffusione del web. L’ambiente della rete ha fatto sì che un nuovo universo prendesse forma, anche attraverso la parola, imprescindibile mezzo di comunicazione della vita online. 


Cambia non solo il modo di comunicare, ma nascono nuovi vocaboli, emergono con prepotenza gli acronimi e si fa largo uso di abbreviazioni per rendere più fluida e immediata la comunicazione. 

Per supplire alla forzata mancanza di segni non verbali, abbiamo a disposizione miriadi di emoticon e kaomoji (sorta di elaborati emoticon giapponesi); per sottolineare l’importanza di un concetto, possiamo trasformarlo in un hashtag e renderlo virale, mentre se vogliamo descrivere una particolare azione o un’espressione del viso, possiamo ricorrere agli asterischi, molto simili all’atto (osceno) di mimare le virgolette. Sarebbe consigliabile, in quest’ultimo caso, prendere un dizionario e cominciare a leggerlo con attenzione. 


Dal momento che tendiamo a condividere contenuti spesso personali con una platea estremamente ampia, la comunicazione e, nella fattispecie, la scrittura si sono adattate a questo nuovo costume, servendosi di un codice più informale e disteso, ma anche più veloce e sintetico.
I social media stanno contribuendo in modo massiccio all’evoluzione del linguaggio, superando i naturali limiti imposti dal tempo: se prima del loro avvento, occorreva un lungo lasso temporale per imporre un trend, diffondere un’idea o introdurre nell’uso comune un nuovo termine, ora che le piattaforme sociali costituiscono una buona fetta della giornata tipo di molte persone, tali variazioni si sono rese molto più rapide. Invece di una gestazione di mesi o, in alcuni casi, di anni, il cambiamento della lingua è, sempre più spesso, questione di ore.


Questo può comportare l’ingresso in scena di un crescente senso di perdita e d’inadeguatezza, dovuto alla velocità con cui le cose cambiano, ma non ci deve spaventare. Sempre per citare Rudy Bandiera, dal momento che «il cambiamento è logaritmico, cioè evolve in maniera esponenziale», ci conviene cercare di «vederlo e di capirlo, questo futuro. Per noi, per le nostre famiglie, per i nostri figli, per il nostro business». 


Così sia.