Multitasking: abilità o trappola per il cervello?

di 

Emma

, 18-07-2016

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L’8 e il 9 luglio sono stata al Web Marketing Festival a Rimini (#wmf16 l’hashtag di riferimento), invitata dagli amici di RedTurtle. È stata una bellissima esperienza, che mi ha dato la possibilità di seguire interventi davvero interessanti, «ma questa è un’altra storia e si dovrà raccontare un’altra volta», come direbbe il buon Ende. 


Mi trovo nella sala Editoria del Web Marketing Festival. 
Sto seguendo l’intervento di Luca Conti (@pandemia su Twitter) dal titolo “Dal giornalismo al content marketing: 7 competenze a prova di futuro”, quando, ad un certo punto, Luca fa un’affermazione che mi lascia perplessa perché definisce il multitasking come il male.


MultitaskingIsEvil

[Immagine tratta dalle slide dell'intervento di Luca Conti Dal giornalismo al content marketing: 7 competenze a prova di futuro”] 


Ascolto le motivazioni addotte da Luca e in seguito gli confesso di avere qualche riserva a riguardo. Lui mi consiglia di leggere un post in cui sono esposti i pericoli del multitasking per il nostro cervello.
Leggo l’articolo. Rabbrividisco. La prospettiva di diventare un pesce rosso mi spaventa. Quella di avere un cervello paragonabile a quello di un bimbo ottenne meno, molto meno. Conosco ottenni che hanno una percezione accresciuta del mondo circostante. Li ammiro molto ;) 

A parte queste amenità, ascoltare Luca e leggere quel post ha dato il via alla mia smania di sapere. Così, mi sono messa a leggere altri articoli che trattano il tema del multitasking. L’argomento è complesso e sfaccettato. Mi piace. Pare che il multitasking abbassi le nostre capacità cognitive, con conseguenze anche gravi sulle abilità organizzative, sulla concentrazione, sulla percezione del lavoro svolto e sui nostri livelli di energia. 


NOTIFICHE? NO, GRAZIE! 

Più siamo connessi e impegnati nella gestione delle valanghe di notifiche che ci arrivano, ora dalla nostra casella email, ora dai social e dai servizi di messaggeria istantanea, meno riusciamo a organizzare i nostri impegni e a rimanere focalizzati; questo, perché facciamo sempre più fatica a stabilire delle priorità, sia nella scelta delle informazioni che nella definizione di una scaletta di compiti da eseguire. Prede della FOMO e di un’attenzione media costante, perdiamo la bussola e la tendenza a vagare senza meta diventa una vera e propria minaccia alla produttività. 


QUESTIONE DI DOPAMINA

Alla fine di una giornata trascorsa in questo modo, ci sentiamo stanchissimi, svuotati, e pensiamo che sia perché abbiamo lavorato duramente, quando invece è probabile che non abbiamo concluso poi molto. Il multitasking può illuderci di fare milioni di cose, mentre in verità perdiamo gran parte del tempo in attività secondarie quando non inutili, che però ci gratificano immediatamente, rendendoci potenzialmente dipendenti da questa fittizia soddisfazione momentanea. È la dopamina rilasciata dal cervello ogni volta che portiamo a termine un minicompito, come mettere un like su Facebook o altre piccolissime azioni spesso prive di qualsiasi utilità. 

Di fronte a questa prospettiva, mi sono fermata a riflettere. Per
lavoro, ho quotidianamente a che fare con la rete, con i social media, con le email, con le notifiche. E mi comporto diversamente a seconda del compito che mi aspetta.

 
Ricerca

Quando faccio ricerca, raccolgo ad esempio informazioni per scrivere un post o mi documento su una cosa che mi serve in quel dato momento, non mi isolo e tengo attive —ma silenziose— le notifiche e, in qualche caso anche la mail, così come anche le chat che mi connettono ai colleghi. Lo smartphone è silenzioso, ma a portata di sguardo. 


Scrittura

Quando scrivo, invece, lo smartphone è in modalità “Non disturbare”, dico ai colleghi che sono impegnata e che mi farò viva non appena avrò finito, chiudo l’account email, disattivo le notifiche per i social. 
Niente deve interrompermi, se non la mia ricerca su dizionario. O la necessità di fermarmi per digerire un pensiero nebuloso. In certi casi, può addirittura succedere che vada a farmi una passeggiata ascoltando musica, o che faccia una sessione di ginnastica per staccare e lasciare a marinare la mia idea. 


MULTITASKING: una (s)comoda illusione

Non sopporto di essere interrotta, perché ogni minima interruzione mi fa perdere il sottile filo di Arianna del discorso che mi sto impegnando a creare. 

Il multitasking non esiste di fatto
, perché il nostro cervello non è come il cervello di un computer, in grado di svolgere contemporaneamente diversi compiti. Per la verità, anche questo non è del tutto esatto. Silvio Gulizia, nel suo post sui pericoli del multitasking per il nostro cervello, spiega che:


Il computer ha un meccanismo che determina i cosiddetti “cambi di contesto” (context switch), cioè quando si passa dal processo A a quello B. Contrariamente a noi esseri umani, lui ha la capacità di registrare tutte le informazioni relative a quello che stava facendo per riprendere esattamente da dove aveva lasciato. 


Noi umani passiamo più o meno rapidamente da un compito a un altro, ma, così come non siamo ubiqui, non siamo nemmeno multitasking. 

Voler essere multitasking dice molto anche riguardo al nostro modo di essere: come ti sentiresti se il tuo interlocutore guardasse il suo smartphone o il monitor del suo computer mentre gli stai parlando? Ti sarà probabilmente capitato e non è una sensazione piacevole, non trovi?
Sembra che tu non sia poi così importante per l’altro. 


L’ascolto, se c’è, dev’essere assoluto. 


Le mie riserve sono state spazzate via. Avevo mal interpretato il concetto stesso di multitasking. Per quanto riguarda il rapporto tra pseudo-multitasking —termine con cui definisco la possibilità di passare da un compito a un altro senza danni— e produttività, posso dire che, per quanto mi riguarda, poter scegliere tra compiti di diversa natura e portata mi aiuta a rimanere produttiva più a lungo. Si tratta di calibrare tempo e entità del compito.

Lavorando nell’ambito della comunicazione digitale, trovo sia molto difficile e alle volte controproducente non rispondere alle mail e alle notifiche sui social. A volte, proprio non si può, se non a costo di apparire poco rispettosi del proprio interlocutore. Per questo, io mi costruisco una sorta di
struttura di priorità, compiti scimmieschi e attività che richiedono la mia completa attenzione, e mi do dei tempi. Poi, mescolo e accoppio tra loro priorità e intervalli di tempo in modo da poter svolgere al meglio il maggior numero di task possibili, rispettando il mio cervello, i miei clienti e i miei colleghi.

Ma non è multitasking, è solo abilità ;) 

Ottimizzare le risorse
a disposizione e avere ben chiare le priorità costituiscono due capacità che si possono migliorare allenandole con costanza.



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