Social media e socialità

di 

Emma

, 18-11-2015

Social media e socialità


La nostra società è ormai immersa nell’universo della rete, ad esso legata a doppio filo. Il web pervade pressoché ogni aspetto dell’agire quotidiano: la casalinga, che sfoglia le ricette sul suo tablet e compila una lista della spesa, usando una nuova app per il suo smartphone; gli studenti, che fanno ricerche per la scuola in rete, chattano e si confrontano online per progetti di gruppo; le coppie, che lavorano in città distanti e rimangono in contatto tramite software di messaggistica istantanea; per non parlare del numero sempre crescente di coloro che sul web ci lavorano e trascorrono in rete la maggior parte delle proprie giornate.


In questo contesto, è facile cadere nella tentazione di demonizzare il web o, per converso, di diventarne dipendenti. In fondo, si tratta di due aspetti dello stesso problema: da una parte, c’è chi vede nel cambiamento apportato dalla diffusione capillare della tecnologia nella vita di tutti i giorni il segno di un degrado dei rapporti umani e la parallela comparsa di atteggiamenti che hanno del patologico; d’altra parte, esistono moltissime persone che della rete e dei social media (primo su tutti Facebook) sono schiave inconsapevoli, prede di una dipendenza che arriva ad intaccare la loro routine e, alle volte, le loro relazioni sociali.


La dipendenza da internet (Internet Addiction Disorder, IAD), assurta a sintomo di diversi disturbi psicologici, si può declinare in numerosi atteggiamenti, suddivisi da Kimberly Young, fondatrice nel 1995 del Center for Online Addiction, in disturbi ossessivo-compulsivi di carattere sessuale, ludico, commerciale, cognitivo e relazionale. Anche in Italia «è stata sviluppata una scala per la rilevazione delle variabili psicologiche e psicopatologiche correlate all’uso/abuso di Internet. Tale scala, denominata UADI (Uso, Abuso e Dipendenza da Internet) è composta da 80 domande che riguardano l’uso di Internet, con particolare attenzione al vissuto emotivo del soggetto durante e dopo il collegamento».
Mi sono soffermata su questi dati solo per dare un’idea della portata della rivoluzione digitale sulla nostra vita e sui nostri comportamenti. Il fatto stesso che siano stati in qualche modo catalogati, ne conferma l’importanza. 


Ma ciò che mi interessa spiegare in questo post, è nato dalla lettura di un estratto di “5 Gears: How To Be Present And More Productive When There Is Never Enough Time di Jeremie Kubicek, che è già tra i miei must read (a proposito di sovraccarico cognitivo): 


«i social media non creano intelligenza sociale. Infatti, più siamo socialmente connessi in maniera virtuale online, maggiore è il rischio di creare una disfunzione sociale nelle nostre vite attuali».*


L’autore incalza il lettore ponendogli domande volte a rivelare la natura del suo legame con i social media, attraverso comportamenti che si trasformano in abitudini, se non addirittura in dipendenze, a scapito della vita reale e delle relazioni che dovrebbero arricchirla. Qualora si scambi la vita online con la vita reale, i rapporti che compongono e riempiono la nostra quotidianità, quali amicizia, amore, famiglia, sbiadiscono e diventano accessori rispetto al castello creato nel mondo virtuale. Accanto ad essi, perdono di valore e d’importanza le persone in carne ed ossa che ci stanno di fronte. Occorre fare una sincera autoanalisi per verificare la propria situazione in rapporto all’uso che si fa dei social media e suddividere la giornata in modo da avere un periodo di tempo definito ad essi dedicato. Tutti abbiamo bisogno di connetterci e confrontarci a diversi livelli, siamo animali sociali, desideriamo essere ascoltati, ma abbiamo, allo stesso modo, bisogno di solitudine e di riposo per ricaricarci.


«Il segreto per essere socialmente esperti sta nell’imparare ad esserci nel modo giusto, al momento giusto.»*


Le persone con un’intelligenza emotiva sviluppata riescono a “cambiare marcia” e ad adattarsi ai propri interlocutori, coinvolgendoli e rendendoli protagonisti del dialogo; questo fa sì che si sviluppi un vincolo di fiducia e vicinanza, basato sull’autorevolezza delicata di chi ti ascolta e coltiva un atteggiamento che privilegia l’empatiaAl contrario, la dipendenza da social media mina alle sue basi la nostra credibilità rispetto a chi ci è più vicino. 


Kubicek sottolinea l’importanza di acquisire consapevolezza di sé, al fine di vivere una vita intenzionale e non lasciarsi vivere o, nelle sue parole, vivere accidentalmente. Emerge qui lo stretto legame che unisce accidentalità, incoscienza e dipendenza da social media come facile alternativa alle pratiche sociali del mondo reale, e, al suo opposto, intenzionalità, consapevolezza e buon uso delle piattaforme social in un circolo virtuoso che produce connessioni autentiche, fertili e costruttive
A tal proposito, non posso esimermi dal menzionare le belle esperienze di condivisione della mia passione per la scrittura e per i social media con le comunità online di Palestra Writer e #adotta1blogger, entrambe occasioni di continua crescita e confronto, che mi stanno aiutando a maturare, non solo come professionista, ma anche, a un livello profondo, come individuo.


«Nel nuovo mondo, coloro che sono esperti socialmente, dotati di intelligenza emotiva e allenati in dinamiche relazionali consapevoli, saranno quelli che hanno un vantaggio competitivo sugli altri». Intraprendere un percorso di consapevolezza è, quindi, non solo vantaggioso a livello individuale e sociale, ma diventa anche una risorsa professionale preziosissima. Del resto, «non cresciamo stanchi delle persone fissate solo su sé stesse? Non tendiamo a prendere le distanze da individui consumati dal loro privato mondo dei social media? E ancora, per estensione, non tendiamo a propendere per coloro che prestano attenzione, ad ascoltare chi è interessante e a promuovere chi dimostra intelligenza sociale?»*


Risulta quindi fondamentale delimitare dei confini netti, che definiscano la nostra presenza e interazione sui social media, per evitare di essere inghiottiti dal nostro stesso universo virtuale e perdere di vista le relazioni grazie alle quali siamo ciò che siamo. Esse contribuiscono a determinare la nostra identità, rappresentano ciò che ci definisce in quanto individui; trascurarle può avere conseguenze gravi sulla nostra percezione di noi stessi e su come ci percepiscono le persone a noi vicine. Un utilizzo sregolato dei social media è paragonabile ad una pianta infestante, che soffoca tutto ciò che raggiunge. Tanto più saremo dipendenti dai social media, quanto più la nostra identità reale ci apparirà rarefatta, di giorno in giorno più inconsistente, fino a perdersi del tutto, allontanandoci da coloro che amiamo.

Sta a noi scegliere.  



* Traduzione dall'inglese dell'autrice.

[Photo credit: Freepik]