San Giorgio, patrono di Ferrara, la leggenda

di 

Emma

, 21-04-2016

San Giorgio e il drago


Sabato 23 aprile si festeggia San Giorgio, patrono della città in cui vivo, Ferrara; per questo motivo, ho deciso di dedicargli un post, ispirato alla leggenda del santo. 

Nonostante non vi siano notizie certe nemmeno sulla sua reale esistenza, San Giorgio ha spopolato nel mondo ed è diventato così famoso non solo grazie all’iconografia a lui associata, che lo vede combattere contro un drago per salvare una fanciulla da morte certa, ma anche grazie alle Crociate, di cui divenne il simbolo, icona del soldato di Dio che uccide i miscredenti e annienta il male.  
Secondo la tradizione, pare che San Giorgio fosse un soldato originario della Cappadocia al servizio di Diocleziano; questi, una volta scoperta la sua fede religiosa, tentò di farlo abiurare senza alcun successo, quindi lo torturò e lo condannò a morte. 


Ma quello che mi interessa riportare è la leggenda che riguarda la città di Ferrara e che affonda le sue radici nel grande fiume Po, croce e delizia degli antichi abitanti dell’allora villaggio che costituiva la cittadina. 

C’era una volta un piccolo villaggio di capanne, sorto proprio sulle lingue di terra carpite alla violenza del fiume. Gli abitanti vivevano coltivando i terreni rubati all’acqua e allevando animali; utilizzavano il fango del fiume per creare rozzo vasellame e mattoni e navigavano lungo le acque del Po alla ricerca di villaggi con cui scambiare i propri prodotti. 

Il fiume era al contempo fonte di sostentamento e di terrore per la popolazione: era infatti abitato da un drago che, in preda alla fame, era solito uscire dalle acque torbide e scure del Po e dirigersi verso il villaggio, strisciando lungo gli argini e portando con sé una montagna d’acqua, che si riversava con forza sulle coltivazioni e sulle capanne, allagando il villaggio e uccidendo gli animali. 

Nonostante gli sforzi degli abitanti per arginare la furia delle acque, la situazione era estremamente grave ed essi si videro costretti a pagare un amaro tributo per placare l’ira del mostro: si imposero infatti di sacrificare una giovane donna per saziare la fame del drago e farlo ritornare da dove era venuto. 

Fu così che un alone di angoscia si distese sul villaggio, gli occhi degli abitanti furono offuscati dalla tristezza per questo sinistro rituale atto a tenere a bada il mostro fluviale. Finché un giorno, proprio mentre il drago stava uscendo dai flutti sbuffando e ringhiando per divorare la vittima a lui destinata, arrivò un cavaliere, scintillante nella sua armatura: era Giorgio, giunto a Ferrara da terre remote, in groppa al suo destriero.

Vedendo l’immenso sconforto sui volti del popolo, Giorgio si diresse a gran velocità verso il drago, brandendo la sua lancia in gesto di sfida e con un colpo ben assestato lo uccise, liberando finalmente la fanciulla e l’intero villaggio dalla sua cupa bramosia. Il corpo del mostro sprofondò per sempre nelle buie acque del Po, portando con sé il dolore per i sacrifici compiuti. 
Gli abitanti di Ferrara decisero di celebrare grandi festeggiamenti in onore del coraggioso Giorgio, che divenne protettore della città. 



[Immagine in evidenza: “San Giorgio e il drago” di Paolo Uccello]