Perfezionismo: limiti e possibilità

di 

Emma 

, 26-10-2016

Perfezionismo: limiti e possibilità


L’altro ieri, ho recuperato una lezione di nuoto persa per un lieve malessere e, una volta tornata a casa, ero piena di rabbia. Contro me stessa. Insoddisfatta e frustrata, ho lacrimato un pochino poi mi sono ripresa. E ci ho riso su. Ma mi ero arrabbiata sul serio. Di nuovo. Pur essendo perfettamente cosciente dell’inutilità di una reazione del genere.

Ieri, sono andata alla mia settima lezione. Ma, pur essendo un po’ agitata per via di questo mio atteggiamento negativo, mi sono diretta sorridente incontro all'acqua, pensando dentro di me:

“Andrà come deve andare. Io devo solo ascoltare quello che mi dice l’insegnante, impegnarmi a farlo e stare calma”.

Che per me, è più facile a dirsi che a farsi; infatti, mentre pensavo a questo, il mio cuore era accelerato.
La lezione è andata bene. Per me, per l’insegnante e per il mio umore.
Dopo una valutazione oggettiva, ho notato dei lievi miglioramenti, ma la cosa che mi ha colpita davvero è stato il mio approccio ai compiti: più neutro, più da bimba che deve imparare una cosa nuova. Che non si sente stupida perché non sa farla, che non si sente inadatta, né fallita, ma solo curiosa e intenzionata a fare quello che ha in mente. E, perciò, molto più ricettiva e reattiva.

Anche scrivere di queste piccole avventure personali mi mette lievemente a disagio, ma sono convinta che il beneficio che ne trarrò io e quello che potrà trarne il lettore sarà maggiore e più duraturo del mio imbarazzo. Ecco perché ho smesso di aspettare il momento giusto, la condizione ideale. E ho cominciato ad agire secondo i miei desideri e obiettivi.

A questo proposito, voglio parlarvi di perfezionismo.
Dei suoi aspetti negativi e di come si possa volgerli a proprio favore, trasformandoli in opportunità e risorse.

Caratteristiche dannose del perfezionismo 

Il perfezionista ama avere tutto sotto controllo; per questo, l’organizzazione e la presenza di quante più regole possibili fanno parte del suo modo di fare le cose. Ma attenzione perché

Se come musicisti ci facciamo prendere dalle smanie di perfezionismo, rischiamo di ritrovarci sommersi da mille regole e regolette. Regole, che sommate l’una sull’altra, diventano impossibili da rispettare. Regole che ci irrigidiscono e che rovinano la nostra melodia. Regole che non fanno altro che aggiungere ansia e frustrazione alle nostre giornate.
Per il perfezionista, l’errore è visto come un fallimento, acquisisce perciò una connotazione di tipo morale e sociale. Se sbaglio, come sarò considerata dagli altri? Dalla mia famiglia, dai miei colleghi, dai superiori o dai collaboratori? Perderò la loro stima. E, insieme alla loro, anche la mia.

Ma perché il perfezionista considera il fatto di sbagliare come un fallimento personale? Per via delle enormi aspettative con cui si misura per via dell’educazione ricevuta, della sua indole e del contesto sociale in cui si trova a vivere.

Il punto di partenza è la tendenza a standard elevati. Se ad essi si accompagnano però garanzie di successo insufficienti, dal momento che ottenere meno della perfezione non è un’opzione considerata, il perfezionista sperimenta un senso di forte disagio a cui reagisce col tentativo di nascondere a sé stesso le proprie imperfezioni.
Aspettative che si riferiscono a canoni talmente elevati da diventare irraggiungibili. Se inseguiamo uno standard così alto da essere impossibile da conquistare, il risultato sarà un’inevitabile, cocente delusione, cui seguirà un’altrettanto acuta frustrazione per la nostra incapacità. I dubbi sulle nostre abilità e conoscenze diventeranno un fardello troppo pesante. E noi, cadremo schiacciati dal suo peso. Rimarremo immobili a terra, drenati della nostra motivazione e terrorizzati dalla possibilità di sbagliare. Di nuovo.

Ecco che chi è vittima di un perfezionismo eccessivo, si ritrova a diventare con grande probabilità un procrastinatore professionista: pur di evitare il disagio causato dalla possibilità di sbagliare, il perfezionista farà sempre meno, accontentandosi di compiere azioni inutili atte a procurargli un piacere tanto momentaneo quanto fittizio.

Il perfezionismo radicale è quindi caratterizzato da: 

- estremismo, che si può tradurre in mancanza di equilibrio
- severità, corredata da un’insana tendenza al giudizio e alla critica feroci 
- inflessibilità, ovvero la “teoria del tutto o niente”, in cui non c’è posto per le sfumature.

La vita ci insegna – o meglio, ci prova da tempo senza grandi risultati – che niente è così.
La perfezione non esiste, o è in tutto
.
Dipende dal nostro approccio.

A questo proposito, ricordo con piacere Gru – protagonista dei film d’animazione Cattivissimo meCattivissimo me 2 – un temibile criminale dall’indole apparentemente malvagia, che, in preda alla gioia dell’innamoramento, inizia a passeggiare spensierato, leggiadro direi, per la città, interagendo amabilmente con tutte le persone che incontra, fatto per lui a dir poco inusuale. Poi, qualcosa si rompe, Gru riceve una pessima notizia che coinvolge il suo stato di grazia e, tornando sui suoi passi, fa dei dispetti alle persone cui prima aveva dedicato gesti di gentilezza casuali. Un miscuglio di perfezionismo e paura di non essere all’altezza, che viene confermata dalla brutta notizia che riceve, lo convince del fatto che lui è destinato ad essere cattivo. Che quella è la sua natura e che è inutile tentare di cambiare.

E i lati positivi del perfezionismo?

Dopo tutto questo parlare dei lati negativi del perfezionismo e delle sue nefaste conseguenze sulle persone che lo sposano senza riserve, perché non passare in rassegna i suoi lati positivi?

Sono infatti del parere che il perfezionismo, se diluito con il buon senso e una grande dose di equilibrio interiore, non sia affatto negativo. Come spesso accade, il lato negativo esce più facilmente quando tentiamo di estremizzare un concetto, un atteggiamento o una convinzione.

Il fatto di cercare di non sbagliare, di tentare sempre di migliorarsi, superandosi continuamente, accompagnati da quel po’ di sana umiltà che ci mantiene nella condizione di studenti perenni, sempre pronti a ricominciare, a studiare e a sperimentare cose nuove, l’esigenza di organizzare e di dare una struttura ordinata alle proprie attività non mi sembrano affatto elementi negativi. Lo diventano quando vengono portati al parossismo.

Non è facile mantenersi in equilibrio, a volte ci si può far prendere la mano.
Per evitare di precipitare nella trappola del perfezionismo che uccide la motivazione e la voglia di agire, possiamo però provare a guardare agli elementi negativi elencati poco fa utilizzando un filtro differente, che ci aiuti a considerare l’errore come un'opportunità, un gradino per salire – forse un po’ scomodo, ma sempre un gradino – e le aspettative come sproni a migliorarci, non come mazze ferrate pronte a colpirci; possiamo rivedere i nostri canoni e valutarne la concreta realizzabilità per stabilirne di nuovi che siano raggiungibili, non ho detto facili da raggiungere, ma raggiungibili; e il controllo? Essere organizzati è un’abilità che si affina con la pratica ed è utilissima per risparmiare tempo per ciò che amiamo e per ottenere il massimo dal nostro impegno.

Riprendendo una frase del famoso psicologo Wayne Dyer

Tutto è perfetto nell’universo, anche il tuo desiderio di migliorarlo.

[Immagine: Canva]